Avis e Adas: crescere insieme

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adas1.jpgPenso
che sia arrivato il momento, per avviare un ampio e diffuso dibattito
interassociativo Avis e Adas


 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Entrambe le associazioni del dono del sangue ed
emocomponenti, nell’arco degli anni hanno lavorato con i proficui risultati che
tutti sappiamo, contribuendo senza remore alle richieste provenienti dai nostri
ospedali; nel modo di porsi e fare propaganda ognuna di queste usa metodi a
volte diversi, frutto dell’esperienza affinata in diversi momenti contingenti
ed egualmente efficace.

Credo
che i tempi nei quali l’affermazione del nostro volontariato era basata sulla
competitività siano veramente ormai superati, Vi spiego perché. La presenza attuale
dei Donatori di sangue sul territorio ed aziende è abbastanza capillare, non
posso però immaginare cosa potrebbe succedere se  una o più di queste un giorno venisse a
mancare. Ecco perciò la necessità di avviare fra Avis Comunale ed Adas uno
scambio culturale finalizzato alla ricerca di nuovi volontari ovunque essi siano;
conoscersi, parlare,collaborare nel reciproco rispetto delle radici
associative, può e deve dare impulso ad una nuova stagione, quella della
condivisione degli obiettivi, godendo dei risultati raggiunti da tutti, anche
di coloro che sino a ieri ritenevamo erroneamente antagonisti; nel volontariato
non ci sono avversari ma solo amici.

Si
potrebbe iniziare dal basso, fra gruppi, affrontando problematiche comuni o
coincidenti, oppure  si potrebbero ideare
momenti di propaganda cogestiti, oppure più semplicemente si potrebbero organizzare
feste insieme. Sono fermamente convinto che da questi nuovi rapporti, potremo
ottenere un impensabile e grandissimo arricchimento morale da parte di noi
tutti, per le nostre associazioni e la nostra città.

Anche
in prospettiva, nella futura raccolta associativa eseguita da parte dell’Avis
Provinciale, da espletarsi nella nuova sede di S. Pancrazio, l’argomento Avis e
Adas gioca un ruolo di assoluto primo piano. Da una parte c’è l’organizzazione
della raccolta, eseguita in modo impeccabile dal Provinciale nei comuni extra
città; la stessa professionalità, disponibilità e famigliarità si pensa di
poterla raggiungere anche per i Donatori residenti nella città.

A
fronte di questo ritengo però che l’Avis Comunale ed anche l’Adas nel suo
complesso debbano esercitare insieme, perché coincidenti, il loro ruolo
prioritario di controllo, di indirizzo, con spirito positivamente critico e
costruttivo.

Impensabile
è la possibile assenza dell’Adas a questo progetto che è meritevole di un
sostegno ed entusiasmo almeno pari a quello profuso dall’esecutivo Avis
Provinciale; è necessario che Avis Comunale ed Adas  partecipino da subito, insieme e senza
pregiudizi ad un tavolo progettuale sul nuovo modo di donare sangue e plasma a
Parma, con il vero spirito di condivisione, che sottolineo mai deve essere
considerato sinonimo di unanimismo. 

Interessante
e significativo sarebbe chiamare la costruenda sede di raccolta, CASA DEL DONO,
quella dove ogni Donatore di sangue della provincia e della città di Parma, possa
espletare la propria opera a prescindere dall’associazione cui appartiene.

L’uniformità
di trattamento dei volontari, a mio parere deve arrivare non solo nei luoghi ma
anche nei modi, ogni Donatore che frequenterà e che si servirà di questi locali,
dovrà sentirsi a casa propria, non a Casa Nostra.

Per
quanto concerne le visite di idoneità, ritengo necessario e doveroso che i
medesimi standard di comodità e di luogo debbano essere adottati anche per i
donatori Adas, questo bisogna farlo da subito; sarebbe un significativo primo
passo verso la fraterna collaborazione di associazioni diverse ma con fini
uguali; è evidente perciò che il ruolo espletato dall’organizzazione di
raccolta facente capo all’Avis Provinciale, assumerebbe al di là delle sigle e
con le precedenti premesse, l’esatto ruolo di un ente di valenza pubblica di
servizio, ben distinta però dal ruolo di tutte le altre Avis e soprattutto
dell’Adas che invece avranno ed hanno il prioritario compito di presenza sul
territorio, di propaganda, di reclutamento dei donatori, di controllo critico,
costruttivo e propositivo di tutto quanto inerente l’uso e raccolta del sangue
a Parma.

Auspico
anche che nel nuovo centro di raccolta, si possa procedere alle donazioni di
plasma, per incrementarne i prelievi soprattutto in riferimento ai donatori
della provincia, delegando al SIT la sola raccolta delle piastrine,
quantitativamente inferiore ma di vitale ed indiscussa importanza per i
riceventi.

Concludendo,
per riassumere queste argomentazioni dico:

 

AVIS e ADAS:

 perché no?

 

 

Marco Lori

Consigliere Avis di Base
Parma Lirica

Consigliere Avis Provinciale
di Parma

 

Avis Università
condivide il pensiero di Marco Lori e crede che un rapporto di collaborazione  tra ADAS (Associazione Donatori Aziendali Sangue) e Avis (Associazione Volontari Italiani Sangue), possa portare a proficui risultati.

 

 

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