Donare piastrine: Sempre, Ovunque, Subito

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Di grande attualità nel mondo del volontariato del dono del sangue e suoi componenti è la problematica inerente le piastrine, che sono diffusamente utilizzate a supporto delle terapie nel campo della oncoematologia; non sono sostituibili con altri medicinali e non possono essere conservate a lungo come per plasma e per sangue intero.  

La raccolta di questi componenti si espleta mediante i separatori cellulari utilizzati per le trasfusioni in aferesi.

Il tempo impiegato per una donazione di questo tipo è di circa quaranta minuti, quindi la durata è sensibilmente maggiore di una donazione di sangue intero.

Le informazioni qui sopra date sono quelle che in modo semplice conosco come attivista AVIS, non hanno la pretesa di invadere il campo medico che non mi compete, però servono come base di partenza per parlare poi di un modo nuovo di intendere il dono.

Le  piastrine sono utili, necessarie e indispensabili; possono veramente salvare una vita umana; per poterle dare è d’obbligo una grande organizzazione, nella quale l’esperienza e progresso in campo medico si fondono in modo perfetto con la disponibilità, l’altruismo e la pazienza dei donatori di sangue, organizzati dalle proprie associazioni preposte alla  loro chiamata, modulata nei tempi e secondo le necessità.

Risulta quindi chiaro e basilare che la problematica di raccolta in campo trasfusionale non può e non deve essere legata unicamente all’emotività mossa da fatti eccezionali, bensì dallo spirito di servizio dei donatori periodici di sangue. Dare un valore a un gesto di questo tipo non è facile; dire che la generosità si misuri in quantità di sacche raccolte a mio parere non è giusto;mi sembra però necessario dare un peso specifico alle donazioni e quello delle piastrine è sicuramente altissimo.

Sia bene inteso il fatto che il DONO è sempre frutto di sacrificio, non è mai generato da una situazione di comodo; ma detto questo, mi sentirei di dire che in campo trasfusionale, il valore della piastrinoaferesi è alto per diversi motivi, primo fra tutti per la impellente necessità di una specifica persona in pericolo di vita. Sicuramente poi il fatto che il donatore sia contattato in tempi brevi, che non sempre la sede di prelievo sia posta  in luogo comodo vicino casa, che la durata del prelievo sia più lunga di una di sangue intero, conferiscono al gesto un grande peso specifico.

Per questo  l’antico motto che definisce il donatore disponibile sempre, ovunque e subito, è tuttora di grande attualità e di questo bisogna rendergli grande merito.

Attualmente in tutta la città e provincia di Parma l’unico luogo ove sia possibile donare in aferesi è presso il SIT all’ospedale cittadino; è quindi facile immaginare le difficoltà di un volontario ad esempio di Pieveottoville o di Corniglio ad avvicinarsi a tale pratica, certamente se uno di questi nonostante tutto donasse ugualmente, il peso morale di questo DONO sarebbe grandissimo.

E’ vero anche che la sezione Comunale AVIS di Parma  e ADAS sono state fra le prime in tutta Italia a promuovere la donazione in aferesi di plasma e piastrine con numerosi incontri divulgativi con i propri donatori, arrivando già venti anni or sono ai primi prelievi.

Dal 2000 ad oggi le donazioni di emocomponenti sono sensibilmente aumentate, specialmente quelle di piastrine, dimostrando così che tale metodica trasfusionale non è di serie B, come qualche benpensante a suo tempo disse. E’ risaputo, che anche il risultato del prelievo di sangue intero

viene poi scisso nei diversi componenti, che vengono reinfusi ai malati secondo le effettive necessità. Il vantaggio della donazione in aferesi di plasma e soprattutto di piastrine sta nel fatto  che in una singola seduta è cosa normale prelevare quantità veramente più elevate, con notevole beneficio dei riceventi cui sono infuse unità provenienti da un numero minore di donatori e quindi con pochissimi rischi post-trasfusionali.

Sicuramente il caso di un Angelo di quattro anni, ospite del reparto di oncoematologia pediatrica di Parma che necessita di due trasfusioni giornaliere di piastrine, ha sicuramente smosso le coscienze, ha evidenziato ancora di più e meglio il problema, ha mobilitato tutti quanti, il Centro Trasfusionale, il reparto ove è in cura il bimbo, i donatori di sangue con le loro associazioni e tutta la città, dimostrando così, che le nuove tecniche in campo medico, la sensibilità e la voglia di donare se richiesto anche in modo diverso, possono insieme salvare la vita e renderci ancora una volta di più, veramente solidali.

Marco Lori

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