Eccedenze nelle donazioni di sangue ed emoderivati

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maurizio vescovi

Da tempo si verificano cospicue eccedenze nelle scorte di sangue ed emoderivati provenienti dalle donazioni effettuate presso i centri di raccolta presenti in Italia. L’Italia, grazie all’impegno instancabile e alla meritoria propaganda divulgativa è diventato paese leader in ambito donazionale e per aver acquisito, appieno, una coscienza collettiva trasfusionale.

Diverse le probabili ragioni di questa situazione di eccedenze di scorte, fra le quali è possibile collocare sia una contrazione del fabbisogno in molte regioni, sia l’incremento del numero dei donatori. In entrambi i casi, si tratterebbe di fattori positivi che vanno tenuti in debita considerazione e “governati”. Tuttavia, la raccolta di quantitativi di sangue e/o di sue frazioni superiori al fabbisogno comporta il rischio effettivo che diverse sacche corrano seriamente la possibilità di  andare distrutte.. Tale evenienza non è quindi ammissibile dal punto di vista etico in quanto in contrasto con i valori e i principi che ispirano il gesto solidaristico della donazione, e cioè la garanzia della efficace e concreta finalizzazione del frutto della donazione stessa. Altresì, dal punto di vista strettamente medico, non è accettabile l’idea dello spreco di un bene prezioso come appunto il sangue e i suoi derivati, quando si pensi che in alcune aree del pianeta l’inacessibilità ad adeguati quantitativi impedisce la salvezza di tanti individui. Di fronte a tali incongruenze, mi permetto di portare un-modesto contributo e di proporre alcuni suggerimenti volti a garantire l’accesso alla donazione al più ampio numero possibile di volontari idonei a compiere tale gesto solidaristico, evitando – al contempo – il rischio-concreto- di sprechi di sangue e derivati

Una prima misura da mettere in campo potrebbe essere una “razionalizzazione” delle chiamate dei donatori commisurata ai reali bisogni della comunità di riferimento. In altri termini si dovrebbe agire sull’indice di donazione con la valorizzazione della risorsa rappresentata dai nuovi donatori e un parallelo parziale contenimento dell’indice donazionale nei donatori da tempo attivi. Un’altra  misura da introdurre potrebbe essere quella della creazione di una Banca Europea del sangue, che renda quindi il sangue donato accessibile al di fuori dei confini nazionali(ed anche europei) in caso di bisogno da parte di qualcuno dei partner dalla banca stessa o in caso di bisogni-emergenze internazionali (valutati da esperti di livello internazionale dell’OMS), con la possibilità di trasferimento-quindi- anche- nelle aree colpite da calamità ed emergenze sanitarie. Si può pensare alle grandi necessità-in sede internazionale-di fattori della coagulazione (ad esempio per gli emofilici). Ciò, al fine di garantire comunque la disponibilità di sacche là dove emerge il “bisogno” reale e concreto, allontanando  appunto il rischio di smaltimento di quantitativi inutilizzati. In quest’ottica, inoltre, anche la programmazione delle chiamate dei donatori da parte delle Associazioni potrebbe essere effettuata tenendo conto dell’effettivo valore delle scorte disponibili a livello locale, nazionale ed internazionale.

Tali proposte vengono formulate nella convinzione della necessità di portare queste problematiche nell’Agenda della Sig.ra Ministro e delle Associazioni che operano nel campo della donazione di sangue e derivati, al fine di sollecitare un positivo confronto sulle possibili strategie da adottare per giungere ad una razionalizzazione del sistema di donazione/raccolta.

Con l’occasione, porgo distinti saluti.

Maurizio Vescovi-Medico-Consigliere comunale-Parma

Questa la lettera del dott.  Maurizio Vescovi inviata al Ministro della Salute Dr.ssa Beatrice Lorenzin al Presidente AVIS Nazionale, al Presidente FIDAS Nazionale, al Presidente CRI Nazionale, al  Presidente FRATRES Nazionale e al Coordinamento CIVIS Nazionale

 E.p.c:     –  Presidente AVIS Provinciale Parma , Presidente AVIS Comunale,  Presidente ADAS Provinciale